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giovedì 22 giugno 2017
Storia * Bonassola 1965
     
 

Vecchia Ferrovia Bonassola

 
 
     
     
 

Il 16 Gennaio 1965 L'Unita' invia a Bonassola da Milano uno dei suoi migliori cronisti: Piero Campisi.
Il 9 Ottobre del 1963, due anni prima di Bonassola, Campisi è sul Vajont, con Tina Merlin e Mario Passi che cosi' descrive l'esperienza nel suo libro :
"Da Milano, «l'Unità» spedisce a Belluno Piero Campisi, il suo miglior inviato di cronaca, e Sante Della Putta, che è nativo di Erto, che a Erto ha una casa quasi sul ciglio del lago. Io abito a Padova: il giornale mi sveglia prima dell'alba e mi dice di correre. Nelle prime ore del mattino, mentre Della Putta raggiunge la sua vallata, io e Campisi ci incontriamo con Tina, con i compagni del PCI di Belluno, con alcuni volontari dagli occhi rossi per la stanchezza, forse per il pianto. Dicono: «Longarone è sparita, non esiste più...» Mi sembra di non capire, di non capacitarmi. Da Longarone passavo ogni volta che raggiungevo il Cadore, o la valle di Zoldo, quella dei gelatai diventati famosi in tutta Europa. Ricordavo la stazione ferroviaria con il suo piccolo scalo merci, la piazza con un'antica fontana di pietra, le stradine strette fra le case costruite di massi, con i tetti di legno. E ora, tutto finito? ...
Piero e io ci dirigiamo verso il cuore del disastro. La mattina del 10 ottobre si annuncia con un clima torbido, afoso, un sole caldo, quasi estivo. Dopo Ponte nelle Alpi, lungo la strada d'Alemagna si procede a passo d'uomo, in un ambiente da retrovia militare, in un'atmosfera soffocante inasprita dall'odore dei disinfettanti. A Fortogna non c'è più la strada. Si deve proseguire a piedi in un ammasso fangoso, superare blocchi di pietra, tronchi, pozze d'acqua, e i primi cadaveri, scomposti, abbandonati dal fiume. Mucche riverse, dal ventre rigonfio e le zampe protese in alto accentuano il senso di morte del paesaggio. Di quando in quando mi volgo verso Campisi, in silenzio. Anche lui mi fissa negli occhi, senza parlare." (
da "Vajont senza fine" di Mario Passi prefazione di Marco Paolini)

 

 
 
     

La Strage di Bonassola
16 Gennaio 1965

Alle 13.30 di sabato 16 gennaio 1965 un'esplosione dilania la stazione di Bonassola (foto sotto). Il sangue scorre tra le tranquille vie del paese. Dieci morti (il decimo fu Nicola Bardotti che morì qualche giorno dopo) e circa 50 feriti.

Stazione Bonassola.jpg

 

 

Da L'UNITA' del 17 Gennaio 1965

Come un bombardamento sulla cittadina ligure Com'è esplosa la «G.C. 2 »? - Per farla brillare occorrerebbe una scarica a 3.000 volt. L'affannosa opera di soccorso - Interrotta la linea Spezia-Genova.

Dal nostro inviato BONASSOLA, 16 Gennaio 1965.
Una delle sciagure più allucinanti e assurde è avvenuta oggi a Bonassola, una piccola stazione ferroviaria al limite tra le province di Genova e La Spezia. Erano le 13,10; l'accelerato 1072, partito alle 12,28 da La Spe­zia e diretto a Genova era appena entrato in stazione quando è parso che tutto il paese esplodesse. Due vagoni di prima classe dell'accelerato sono stati sventrati, lanciati giù dalla scarpata. mentre un violento spostamento d'aria investiva la stazione, rompeva i vetri e le pareti delle case, scagliava frammenti e detriti in ogni direzione. Che cosa era accaduto, e perche era accaduto? Quando la nuvola di polvere si è diradata la sciagura è apparsa in tutta la sua spaventosa gravità: nove morti, dilaniati dall'esplosione, e in qualche caso lanciati a cento metri di distanza, perfino sui tetti delle case, oltre a una trentina di feriti. Era acca­duto che sedici cassette di gelatina da mine, del peso di circa 40 chilogrammi l'una scaricate da un vagone "merci" fermo accanto all'accelerato, erano improvvisamente esplose determinan­do la tragedia. Le cassette di esplosivo erano collocate sul terzo vagone del merci, ed erano destinate parte a Bonassota (per l'impresa SO.GE.NE.) e parte per la stazione di Framura (impresa Collini). Le cassette contenevano tubi lunghi 40 centimetri e del diametro di 3 centimetri. Si trattava in totate di 468 Kg di materiale gelatinoso denominato dai tecnici "G.C.2". Tra le macerie che ricoprivano la stazione giacevano i corpi senza vita di due persone, e altri sei erano stati scagliati nel vicino campo sportivo. In una vettura del treno è stata ritrovata una ragazza di 18 anni, gravemente ferita ma ancora vi­va: abitava a Levanto e vi sarebbe tornata su una ambulanza soltanto per morirvi. Ecco i nomi delle nove vittime: Renato Lagorio; Giusep­pe Soss (50 anni); Giulio Riccon (50 anni); Ernesto Baldi (72 anni), pensionato delle ferrovie, fiorentino; Giovanni Bianchi (45 anni) del deposito F.S. di La Spe­zia, conduttore del treno passeggeri; Franco Sciscio (28 anni) ottico, da Levanto; Alfredo Salvatore muratore e Franco Graffigno, (28 an­ni), odontotecnico di Chiavari. Le prime tre vittime erano geometri del compartimento ferroviario di Geno­va: si tratta di un segretario tecnico superiore e di due segretari-capi addetti ai lavori del Centro Raddoppio incaricati di controllare l'esecuzione dei lavori da par­te dell'impresa. Prima che l'accelerato 1072 proveniente da La Spezia entrasse nella stazione di Bonassola, sul binario morto numero 2 erano fermi alcuni vagoni distaccati dal « mer­ci » 6178; in uno di questi carri, isolato dai primi, erano contenute le cassette di gelatina per mine che avrebbero dovuto essere impiegate nei lavori di raddoppio delta linea ferrata, che si stanno trascinando da tem­po su una delle ferrovie più antiquate e pericolose d'Italia. Tutto procedeva regolarmente. Gli assistenti dell'impresa So.Ge.Ne. avevano ap­pena finito di controllare le cassette; in quel momento e arrivato l'accelerato da La Spezia.
(continua a pag 3)
Piero Campisi

per leggere l'articolo intero e gli altri articoli sulla vicenda consulta l'archivio de L'Unita'

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La Strage di Bonassola
16 gennaio 1965

il racconto della strage di della stazione di Bonassola attraverso gli articoli dell'inviato a Bonassola dell'Unita' Piero Campisi.

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Il 17 Gennaio 1965 il Sindaco di Bonassola presiede un consiglio comunale straordinario per decidere le misure a favore delle famiglie, tante rimaste senza alloggio e per chiedere un'inchiesta sul disastro. Il Sindaco è Pietro Valdimiro e guida una giunta composta da P.C.I. P.S.I. e Indipendenti. L'esplosione ha fatto nove vittime, la nona vittima è una studentessa di Levanto, Giuseppina Borgnotto di 18 anni. La sede comunale è inagibile e si sono salvati per puro caso i bambini dell'asilo in quanto in un locale non distrutto dall'esplosione e i bambini delle elementari che a quell'ora erano appena usciti. Il bilancio poteva essere molto piu' grave. Le indagini sono condotte dai Carabinieri diretti dal colonello Zuaro. Il caso sembra chiaro, i candelotti dell'esplosivo plastico sono finiti sotto uno dei vagoni di testa, ma Piero Campisi intervista dei cavatori della zona e scopre che quella eventualita' non avrebbe potuto determinare una tale esplosione, ma al massimo un incendio o nulla. Intanto a Bonassola sono giunti sia il segretario della Federazione Comunista Flavio Bertone, sia il Ministro dell'Interno Taviani e il sottosegretario ai Trasporti Mannironi

 

 
 
     
     
 

Da L'UNITA' del 18 Gennaio 1965
(Prima Pagina)

BONASSOLA CHIEDE UNA COMMISSIONE D'INCHIESTA

L'ordine del giorno varato dal consiglio comunale riunito in seduta straordinaria - Migliorano i feriti - Stamane i funerali delle vittime

Da L'UNITA' del 19 Gennaio 1965
(Seconda Pagina)

COMMOSSE ESEQUIE A BONASSOLA
Prima ricostruzione dei fatti 

Nel vagone c'era esplosivo capace di saltare all'urto?

 

 

 
 
     
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